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Libera

Martedì 14 maggio don Luigi Ciotti ha rivolto ai numerosi studenti di ogni ordine e grado, che sono accorsi in Piazza Ernesto Cesaro, questo messaggio:Tutti insieme siamo chiamati ad andare incontro al futuro e non attenderlo arroccati nelle nostre ansie. Andiamo a prendercelo senza paura”. Una delegazione della nostra scuola ha letto ai presenti questa lettera scritta di loro pugno:

“Non dobbiamo temere di alzare la voce quando in molti scelgono un prudente silenzio – ha sostenuto don Ciotti -.

Vi supplico ragazzi, non temete di essere fragili, fragile è la condizione umana, saperlo è ciò che ci rende forti. Una società forte accoglie e riconosce la fragilità degli altri, una società che si chiude, allontana la fragilità degli altri per non riconoscere la propria” (Don Luigi Ciotti).

Cara città di Torre Annunziata, cari cittadini del mondo, caro don Luigi Ciotti, riflettere sulle sue parole circa la fragilità dell’uomo, è stato per noi un’esperienza di conoscenza, di discernimento, di responsabilità, ma anche di sofferenza. Non è facile, infatti, riconoscere e ammettere che viviamo in un tempo in cui ognuno di noi quasi deve vergognarsi delle proprie fragilità e per questo è costretto a nasconderle, in nome di un devastante modo di essere, tipico di questa società, che ci vuole tutti perfetti e invincibili. Ma perfetti non lo siamo, e non lo saremo mai, soprattutto se continuiamo a subire e ad assistere ad atti di violenza e di prevaricazione, davanti ai quali l’atteggiamento più comune è spesso quello di rimanere in silenzio, di far finta di nulla, di girarci dall’altra parte, sperando soltanto di non esserne mai coinvolti in prima persona.

Perché accade questo?

Perché abbiamo paura.

Ma c’è un modo per non essere schiavizzati dalla paura, per non restarne paralizzati e finire con l’esserne battuti.

Ripensiamo, per esempio, ai magistrati Borsellino e Falcone.

Crediamo, forse, che non avessero paura? Persino gli eroi nei fumetti ne hanno. E anche loro, anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ne avranno avuta. Ma ciò non gli ha impedito di agire contro la mafia e la violenza.

Ecco, se un modo c’è, è proprio quello di guardare a questi esempi di uomini che hanno trasformato le loro paure in una forte volontà di operare per il bene comune dell’umanità.

Il loro desiderio di giustizia era più forte di qualsiasi paura.

Coltiviamo anche noi nella nostra anima questo desiderio. Vi prego, facciamolo!

A lungo andare, il non esporsi, il restare in silenzio, si rivolterà duramente contro di noi.

Se crediamo che scegliendo l’omertà, possiamo guadagnarci in tranquillità, allora ci stiamo solo illudendo, perché si tratta di una tranquillità falsa e momentanea, capace di violentare il futuro nostro e quello delle generazioni che verranno.

Ricordiamo che il benessere e la sicurezza di ogni essere umano non si costruiscono con l’egoismo e l’indifferenza.

La pace è il risultato di un bellissimo, ma lungo e faticoso cammino di crescita collettiva.

È il frutto amabile di un costante percorso di conoscenza e di educazione civile al quale non dobbiamo sottrarci, se vogliamo davvero che essa regni tra tutti gli uomini.

Grazie, don Luigi, per la sua testimonianza.

Gli alunni della Scuola Secondaria di I grado “Giovanni Pascoli” di Torre Annunziata